Artista del mese – Diego Santamaria

01 gennaio 2026

Artista del mese – Diego Santamaria

Con le sue sculture Diego Santamaria trasforma i suoi stati d’animo in opere artistiche, descrivendo le luci e le ombre della sua vita. Come artista Santamaria percepisce di essere al di là della pura materialità, perché cerca di comunicare le sue intuizioni agli altri, senza mai perdere pazienza e speranza. Come scultore sente di dover dare un messaggio la cui trasmissione è determinante al fine di rappresentare le sue emozioni, lasciando liberamente lavorare l’inconscio. Ed ecco le sue opere paiono fagocitare, con fame di verità, l’esistenza oggettiva, distorta ed incontenibile, nella volontà di trasformarla in soggettiva e sopportabile. 

Santamaria, pensando di non essere in grado di  trattenere le sue verità nei limiti delle sue sculture, si sente in bilico fra realtà e irrealtà, perché il lavoro di dare forma al metallo, materia dura e difficile da dominare, lascia, come la vita, un intenso sapore amaro in bocca nella speranza che il gesto artistico lo aiuti a pensare e ad agire in modo equilibrato e consapevole.

Maestro Santamaria, da quando scolpisce il metallo?

“Ho iniziato da piccolo a Vado, nell’officina di mio padre, carpentiere e saldatore, cercando di copiare il suo lavoro. Facevo degli oggettini di metallo: casette, macchinine, oggetti di uso comune. Usavo avanzi di metallo che potevo modificare con le mani, con i martelli o con la morsa. Crescendo ho creato delle sculture e costruito pezzi decorativi e di arredamento. 

Continuo a recuperare tutto il metallo di scarto che piego a freddo, trasformo con il saldatore e taglio al plasma. E per finire a volte lucido la mia opera con la mola, a volte la rovino ulteriormente. Faccio dei gioielli in metallo e, da inventore, ho creato un cestino di metallo per la differenziata e l’ho brevettato.” 

Quali tecniche usa per realizzare le sue sculture?

“Dipende dagli scarti che trovo, sono loro ad ispirare i miei racconti di vita. Comincio sempre immaginando: se trovo una serie di bulloni, il pensiero di come utilizzarli non mi lascia, finché nel dormiveglia sogno in quale modo impiegarli. Con cinque damigiane di vetro ho costruito una piantana, aggiungendo un tubo che si divide in cinque bracci di ferro nei cui bocchettoni ho inserito le luci. Ho ottenuto così un gigantesco fiore, di tre metri di diametro e l’ho decorato con foglie create con aste di finestre piegate ad hoc per definire il contorno e l’ossatura. L’opera è completamente smontabile e l’ho già presentata a Carcare e in una mostra sul riciclo a Finale.”

A quali stile si ispira?

“Preferisco il figurativo, ma faccio anche l’astratto se posso dargli un significato: ‘Piovono soluzioni’ è un’opera ottenuta dalla struttura metallica di un ombrello a cui ho legato con del fil di ferro delle chiavi (di volta). Scolpisco in metallo personaggi che riflettono il mio stato d’animo: ‘Basta’ raffigura un uomo che non ne può più, ‘L’impotenza’ è un omino inginocchiato che, disperato, non sa che strada prendere in un momento difficile. A Borghetto Santo Spirito c’è una mia panchina, ottenuta dai pezzi di un letto a doghe, smontato e ricostruito, sulla quale siede un pierrot, che si gode un attimo di pace, con tanto di papillon, fiori sulla testa, ottenuta da una pentola. 

Il lavoro manuale, l’azione artistica aiuta a ottenere serenità, a costruire uno spazio  rilassante per l’anima, ed è essenziale riuscire a inviare un messaggio: le sculture che sento di più e che riescono a comunicare sono proprio quelle costruite mentre mi sentivo immensamente triste oppure molto felice.”